La scelta di collocare l’ospedale nell’area dell’ex campo di volo è stata probabilmente la decisione più difficile della mia esperienza amministrativa.
Ricordo quando, dopo aver lanciato il progetto di un nuovo ospedale per Pistoia come unica strada per risolvere le gravi incongruenze strutturali del Ceppo e consentire un’assistenza davvero qualificata ai nostri cittadini, ci trovammo a fare i conti con le problematiche economiche e urbanistiche per la sua collocazione.
La prima questione venne risolta grazie ad un patto forte conla RegioneToscanaed in particolare con l’allora assessore Enrico Rossi: Pistoia nell’estate del 2002 agganciò così il treno in corsa del project financing per i nuovi ospedali della Toscana.
Dovevamo però fare presto a scegliere il sito e ci trovammo di fronte ad una pianificazione urbanistica che non contemplava questa previsione.
Decidemmo così di incaricarela FondazioneMichelucci, come soggetto di riconosciuta autorevolezza in materia e al di fuori dai giochi locali.
La FondazioneMicheluccidopo un lavoro di approfondimento di un paio di mesi indicò alcuni possibili siti ma espresse la propria preferenza per quello dell’ex campo di volo, un’area ai margini della rete urbana, scarsamente utilizzata (ha saltuariamente ospitato per diversi anni il Luna Park e i circhi) e piuttosto degradata.
A suo favore il fatto di essere interamente pubblica e di facile accesso sia dall’interno che dall’esterno della città.
A suo sfavore stare all’interno delle cosiddette mura verdi ovvero della fascia che il piano strutturale da poco varato aveva individuato come limite di contenimento alla crescita della città.
Partì il dibattito nel quale emersero altre proposte alternative, ma ancor più il gioco alla meno di chi si preoccupava soltanto di denunciare i limiti di qualsivoglia collocazione, con un chiaro intento di sabotaggio politico finalizzato a far fallire il progetto, a prescindere dalle dolorosissime conseguenze per i cittadini.
Ci fu anche chi avanzò la folle proposta di ricostruire l’ospedale dove sorge l’attuale. Forse inconsapevole della insostenibilità di un cantiere di quell’entità e durata insieme all’attività di assistenza. A meno che non si pensasse di trasferire i degenti per 4 o 5 anni un un’altra città!
Tra le altre, rammento quella di Alessio Bartolomei, allora capogruppo di Forza Italia, che suggerì le ex Breda, opzione che, oltre a mandare all’aria tutta la programmazione faticosamente prodotta su quell’area, si rivelò incompatibile da vari punti di vista, a partire dall’indisponibilità di una sufficiente superficie.
E quella di Alessandro Capecchi, allora capogruppo di Alleanza Nazionale, che indicò l’attuale area della Caserma Marini, cosa che, stante il persistente insediamento dell’esercito, apparve più un diversivo politico che una proposta convinta.
Soprattutto si faceva strada la teoria di una soluzione che non comportasse il consumo di nuovo territorio. Un’opzione tanto suggestiva e idealmente condivisibile quanto poco realistica: dove e come sarebbe mai stato possibile collocare un volume così grande senza consumare territorio?
Su questa base si sviluppò comunque un forte campagna di contrasto politico che trovava alimento in una precoce insoddisfazione per la nuova esperienza amministrativa da me guidata, che pareva volersi affrancare da ogni padrinaggio privilegiando la realizzazione degli obiettivi programmatici al piccolo cabotaggio della politica, senza curarsi di accontentare questo o quello secondo la classica logica della spartizione del potere.
E la possibilità, che stava subito concretizzandosi, di realizzare nientepopodimeno quel nuovo ospedale che come un fiume carsico era periodicamente riemerso nel dibattito politico degli ultimi decenni, dava evidentemente fastidio a diversi.
La campagna contro montò così, utilizzando senza pudore contenuti assurdi e persino diffamatori: si sarebbe trattato di una grande speculazione edilizia (su un’area pubblica, sigh!), avremmo compromesso l’attingimento idrico dai pozzi (che resteranno poi intonsi), si creavano le premesse per un disastro geologico legato a prossime esondazioni dell’Ombrone, ecc., ecc.
In quei tempi vidi persino distribuire un volantino nel quale si parlava del prossimo trasferimento dei nomadi (già presenti in una zona limitrofa all’ex campo di volo), nel quartiere di Montesecco: un vero e proprio terrorismo psicologico!
Ed il guaio era che la campagna non muoveva soltanto dalle forze di opposizione ma trovava adepti nella sinistra e nelle stesse fila della maggioranza larga che abbracciava allora Democratici di Sinistra, Margherita, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Socialisti.
Pensai allora fosse necessario fare ogni sforzo per recuperare un punto d’intesa. E, riservatamente, commissionai ai tecnici dell’Amministrazione uno studio per la valutazione di siti alternativi.
Ne venne sostanzialmente individuato uno soltanto, considerato che l’area Pallavicini da taluni sponsorizzata (probabilmente per mandare all’aria la pianificazione già definita dalla Giunta del mio predecessore Scarpetti) presentava diverse problematiche (geologiche, di impatto sulla viabilità) e (udite, udite!) trattandosi di proprietà privata avrebbe comportato l’esborso di parecchi quattrini da parte pubblica.
Il sito alternativo ipotizzato era quello dell’attuale centro annonario.
Ne avrebbe comportato lo smantellamento (con qualche rischio, considerato che a suo tempo era stato finanziato con fondi europei), ma avrebbe risparmiato territorio, ridotto i costi di urbanizzazione e non sconfessato l’opzione urbanistica di fondo della collocazione dell’ospedale nella zona sud della città.
Dopo aver ottenuto un avvallo verbale da parte del SIOR (il consorzio delle A.USL che gestiva d’intesa conla Regioneil project per i 4 nuovi ospedali), lanciai così la proposta, che però riaprì solo in parte la discussione: molti dei feroci oppositori dell’ex campo di volo rimasero tali o attenuarono soltanto un po’ le rimostranze.
La cosa mi deluse parecchio, ma avremmo comunque potuto procedere se non fosse subentrato un serio ostacolo.
La Regione, contraddicendo l’iniziale placet del SIOR, ci informò che il cambiamento post gara del sito avrebbe potuto creare gravi difficoltà nella legittimità dell’affidamento.
Nel frattempo infatti, su quel piano parallelo, era nato un conflitto tremendo a seguito dell’esito del project che aveva visto prevalere il raggruppamento di imprese romano, capitanato da Astaldi, contro quello toscano.
Ne scaturì una serie interminabile di ricorsi giudiziari, in sede amministrativa e persino procedimenti penali, che nel loro protrarsi hanno determinato gravi ritardi nell’iter di realizzazione.
Dopo un confronto giuridico coi tecnici del Ministero e della Regione, ci trovammo di fronte ad un’alternativa: andare avanti sull’area del centro annonario assumendocene ogni rischio e conseguenza (che sarebbe andata anche al di là dei nostri confini, essendo la gara unica per tutti e quattro gli ospedali) oppure tornare all’indicazione riportata nel bando di gara e cioè nell’area dell’ex campo di volo.
Pensai di provare a rovesciare la situazione a favore della città e quindi chiesi al Presidente della Regione Martini e all’assessore Rossi di rafforzare la mia forza di persuasione con l’argomento convincente di garantirmi le risorse per gli interventi di urbanizzazione e di adeguamento dell’area.
Ne ottenni un “assegno” da 10 milioni di €, con il quale avremmo potuto sistemare tutta l’area senza attingere al nostro bilancio, e con questo ritornai a Pistoia per ottenere il nulla osta della maggioranza e poi dal Consiglio Comunale.
Ricordo che ne parlai agli assessori di riferimento delle forze alleate più riottose, Giovanni Capecchi dei Verdi, Stefano Cristiano di Rifondazione Comunista e Rosanna Moroni dei Comunisti Italiani. Spiegai loro che a quel punto c’era una sola strada e chiesi loro una mano per convincere i gruppi di rispettivo riferimento che apparivano i più recalcitranti.
Il boccone alla fine fu digerito, con diversi mal di pancia e l’opposizione irriducibile dei Verdi che arrivarono al fatto inaudito di promuovere, insieme a Forza Italia e Alleanza Nazionale, un ricorso al TAR.
Quando lo seppi rimasi sbigottito. Non riuscivo a capacitarmi che una forza dell’alleanza che mi appoggiava, dopo lo conclusione di una vicenda così importante e delicata, nel quale aveva manifestato un dissenso grave che era stato tuttavia accettato, ritenesse persino di adire le vie legali per tentare insieme alle forze di opposizione di bloccare un progetto fondamentale per la città e centrale nel mio programma di governo.
Mi trovavo a Firenze a una riunione con altri Sindaci. Chiamai Giovanni Capecchi al telefono per chiedergli se ne era a conoscenza.
Mi rispose di sì e mi risentii molto perché non aveva sentito il bisogno di informarmene. Era evidente che era venuto meno il rapporto di fiducia.
Ero amareggiato e deluso, ma non avevo altra strada che rimuoverlo dall’incarico nell’attesa / auspicio di un ripensamento.
Stimavo Giovanni, avevo visto la sua sofferenza quando si era trovato ad essere bersagliato dal suo predecessore e compagno di partito Fusari. Lo avevo difeso anche da esponenti autorevoli del mio partito che giudicavano negativo il suo operato.
Speravo in un suo gesto di orgoglio. Che però non venne.
I Verdi passarono all’opposizione, arrivando a sconfessare platealmente diverse delle scelte condivise nelle precedenti esperienze di Giunta, dalla pianificazione urbanistica (ricordo ancora la surreale conferenza stampa sul viale Adua in cui Fusari protestava contro le scelte che da assessore aveva appoggiato), ai servizi pubblici locali.
Il resto è storia recente. L’ospedale sta sorgendo, sarà il primo dei quattro ad essere concluso, a metà circa del 2012, e diventerà operativo l’anno successivo.
Si tratta di una struttura straordinaria da molteplici punti di vista: i requisiti tecnologici, la potenzialità di degenza e soprattutto operatoria, la compattezza che faciliterà l’integrazione professionale, il comfort, l’accessibilità.
Nel frattempo abbiamo varato un progetto che coerentemente con gli impegni assunti prevede che tutta l’area circostante sia riqualificata a verde: un grande parco con al centro un fior di ospedale!
Credo anche che, se non avessimo centrato questo obiettivo, Pistoia avrebbe probabilmente perso il proprio ospedale, perché difficilmente il vecchio Ceppo avrebbe potuto reggere la “concorrenza” dei nuovi vicinissimi presidi di Empoli, Prato e Lucca.
I Verdi/Arcobaleno con Giovanni Capecchi candidato sindaco hanno fieramente contrastato la mia rielezione nel 2007, costringendomi al ballottaggio contro il candidato del centro destra.
Ottennero 3 consiglieri. Tra cui ovviamente Capecchi che dopo pochi mesi si è dimesso per dedicarsi alle sue faccende, facendo così spazio a Fabrizio Geri che nel frattempo ha aderito a SEL.
I Verdi sono ora riconfluiti nell’alleanza di centro sinistra che, con il nuovo candidato Sindaco scelto alle primarie del 29 gennaio, si proporrà agli elettori del Comune di Pistoia nella prossima primavera e che assomiglia molto (salvo la diversità delle sigle) a quella della mia prima esperienza del 2002.
Faccio a tutti un convinto in bocca al lupo, con la raccomandazione di lavorare al meglio per il bene della città, senza aver timore del cambiamento e dell’innovazione.
Come ho detto nel saluto di Natale, in questi anni Pistoia ha abbassato il ponte levatoio. Sarebbe un grave errore pensare di rialzarlo.
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il fatto di ricordare questa vicenda – per altro nota – adesso che la coalizione per il prossimo mandato amministrativo si è ricompattata assomiglia, IMHO, ad un togliersi un sassolino dalla scarpa. magari mi sbaglio.