Prendo spunto da questo vecchio (e splendido) film di Marco Bellocchio per descrivere la sensazione che ho provato martedì, scorrendo le pagine pistoiesi de Il Tirreno.
Anzi, a dire il vero, il primo brivido l’ho provato quando a inizio mattina mi sono imbattuto nella civetta di quel giornale che, come primo titolo e quindi a caratteri cubitali, riportava la notizia del mio aumento di stipendio di medico ASL pari addirittura al 30%.
Una novità assoluta, anche per me. Mi sono quindi precipitato a comprendere le ragioni di quella roboante affermazione e mi sono imbattuto in un classico esempio di cialtroneria giornalistica.
Infatti, come correttamente precisato ieri dallo stesso quotidiano, il clamoroso aumento dipendeva semplicemente dal fatto che, avendo ripreso l’attività di medico dall’aprile del 2009, in quell’anno ero stato pagato per 9 mesi, contrariamente al successivo dove ho percepito lo stipendio per l’intero anno.
Ho quindi apprezzato la smentita e le scuse, ma come al solito il danno fatto non può essere così riparato.
Temo, infatti, che molti cittadini abbiano letto la locandina di ieri e non la smentita di oggi.
Temo che in un periodo in cui si chiedono a tutti sacrifici sia stata fin troppo facile l’indignazione o l’ironia.
Temo che, com’è tipico nel nostro Paese, colpiscano soprattutto le cifre lorde, corrispondenti per un reddito come il mio a circa il doppio di quelle effettive e non ci si interroghi invece mai sulla attendibilità dei redditi dichiarati anche da molti politici non dipendenti, la cui scarsissima entità mi ha sempre impressionato.
Temo che, ancora una volta, abbia agito la macchina del fango, come nel caso del Cip e Ciop quando è stato sparato in prima pagina in tutta Italia il fatto che fossi stato iscritto nel registro degli indagati mentre non è apparso in modo altrettanto evidente che lo stesso Gip che mi aveva iscritto ha proposto l’archiviazione.
Sangue, soldi e sesso, questo fa notizia.
E quando la notizia non c’è, come in questo caso, e siamo di fronte alla superficialità di un giornalista, chi ci rimette? Mica chi ha fatto l’errore. Ci rimette chi viene additato ed esposto ad un giudizio.
Ovviamente le speculazioni non si sono fatte attendere.
Ne è prova il fatto che si è subito scatenato il chiacchiericcio del quale danno sfoggio pubblico i soliti noti, a partire dalla coppia FLI Bartolomei e Barbarito.
I quali tornano a riproporre il solito tormentone di un presunto conflitto di interessi, visto che svolgo le funzioni di presidente della conferenza provinciale dei sindaci e faccio persino parte di una sorta di sodalizio sanitario/mafioso che annovera nelle sue fila il capogruppo PD Luciano Mazzieri (anch’egli dipendente ASL) e l’assessore alle politiche sociali Paolo Lattari (che ha il torto di essere un medico di medicina generale).
Poco importa che a suo tempo annunciai pubblicamente e anticipatamente la mia decisione di riprendere l’attività professionale.
Poco importa se in tanti, anche dei partiti di opposizione, si complimentarono per tale scelta.
Poco importa che, come più volte rappresentato, la situazione sia perfettamente in regola con la normativa vigente e che pertanto non sussista alcuna incompatibilità.
Poco importa che il ruolo di Presidente della Conferenza dei Sindaci mi sia stato attribuito all’unanimità da parte dei sindaci della Provincia tra i quali figurano esponenti di quel centro destra lungamente rappresentato da Bartolomei in Consiglio Comunale.
Poco importa che la Direzione della ASL non sia subordinata alla Conferenza dei Sindaci ma dipenda dalla Regione.
Poco importa che in questi anni 10 anni non sia mai stato sollevato un solo caso nel quale si sia potuto anche soltanto ipotizzare una mia gestione condizionata o inadeguata del ruolo.
Poco importa che i suddetti consiglieri utilizzino strumentalmente questo armamentario per sfuggire da sempre ad ogni seria analisi e proposta in merito all’attività sanitaria.
Ciò che conta, visto che le elezioni si avvicinano, è sollevare il polverone per stimolare facili polemiche e speculazioni.
Il solito tentativo di occupare la scena a prescindere dalla capacità di stare sui contenuti.
Preferirei invece molto di più che il confronto, anche aspro, avvenisse su quel terreno, ma mi rendo conto che è più difficile, perché presuppone capacità di proporre e magari anche un po’ più di coerenza.
Resta infine un ultimo e delicato aspetto. Ed è proprio quello del conflitto di interessi.
Un tema che questo nostro Paese conosce purtroppo assai bene.
E riguarda il caso di chi si adopera per trarre vantaggi personali del ruolo pubblico.
A me posso assicurare che non è mai accaduto. Ma è davvero così per tutti?
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